Le Scuderie del Quirinale - dopo le grandi esposizioni monografiche dedicate a Lorenzo Lotto nel 1953 a Venezia e nel 1998 a Bergamo, Parigi e Washington - presentano a Roma, per la prima volta, una mostra che attraversa tutta la produzione artistica di questo straordinario e solitario maestro del Rinascimento italiano che, lasciata alle spalle la tranquilla provincia veneta e marchigiana, visse, fra l’altro, brevemente a Roma, città dalla quale, all’epoca, non fu mai pienamente compreso. “Solo, senza fedel governo e molto inquieto nella mente”, come lui stesso ebbe a descriversi, riprese il suo vagabondare e si spense, da oblato, nella Santa Casa di Loreto, nelle Marche.

Lorenzo Lotto, nato nel Quattrocento, riuscì, in modo del tutto autonomo e originale, a conciliare gli elementi tradizionali della grande pittura della sua epoca con elementi già anticipatori dell’età barocca. Partendo dalle suggestioni compositive di Giovanni Bellini, imparò da Antonello da Messina a guardare l’animo umano e a narrarlo sulla tela, in una messa in scena dove è il grande artista tedesco Albrecht Dürer a fare da riferimento primo.
La mostra Lorenzo Lotto si inserisce pienamente nella tradizione delle Scuderie del Quirinale che, anno dopo anno, dedicano grandi monografie ai protagonisti della storia dell’arte italiana. Dalle opere devozionali a quelle profane, dalle grandi pale d’altare ai ritratti: 57 opere fondamentali per comprendere pienamente il percorso artistico e biografico di Lorenzo Lotto ed esaltarne la visione e la poetica. Il visitatore potrà così cogliere i suoi sprazzi di luce fredda, i piani prospettici mirabilmente e insolitamente tagliati, i ritmi serrati delle sue composizioni, sottolineati dall’intrecciarsi di sguardi e gesti dei personaggi immersi in una natura misteriosa e inquietante.
Questo, e molto altro ancora, è Lorenzo Lotto alle Scuderie del Quirinale: dal Polittico di San Domenico di Recanati (che verrà restaurato in un cantiere aperto appositamente allestito in mostra), alla Deposizione di Jesi, dall’indimenticabile Annunciazione di Recanati, con il gattino terrorizzato dall’apparizione dell’Angelo, alla sontuosa Madonna del Rosario di Cingoli fino a quella struggente e misteriosa ultima Presentazione al Tempio di Loreto. Nelle sale, inoltre, celebri e rarissime opere profane come La Castità mette in fuga Cupido e la Lussuria della collezione Pallavicini o i suoi ritratti più famosi come il Triplice ritratto di orefice da Vienna o il Ritratto d’uomo con il cappello di feltro da Ottawa.
Un allestimento originale delle sale espositive consente una lettura pacata e suggestiva delle opere chiave provenienti dai luoghi dove Lorenzo Lotto visse e operò: Bergamo, le Marche e il Veneto, con il concorso di prestiti provenienti dai musei di tutto il mondo, dal Louvre alla National Gallery di Londra, dalla Gemäldegalerie di Berlino al Metropolitan Museum di New York e alla National Gallery di Washington. Un progetto espositivo complesso, dunque, documentato da un catalogo raffinato, a cura della Silvana Editoriale.
a cura di Giovanni Carlo Federico Villa
dal 2 marzo al 12 giugno 2011
“A che punto siamo con Lorenzo Lotto?”,
si chiedeva Pietro Zampetti nella prolusione al Convegno che ad Asolo (18-21 Settembre 1980) celebrava il quinto centenario della nascita dell’artista.
Convegno importante è stato quello di Asolo come dimostrano gli atti pubblicati con lodevole tempestività meno di un anno dopo per le cure di Vittorio Sgarbi e dello stesso Zampetti. Circa cinquanta furono gli interventi degli studiosi convenuti nella cittadina veneta che ospita una delle più belle pale giovanili del pittore: da Bernard Aikema a Carlo Volpe, da Sylvie Beguin a Philip Pouncey, da Augusto Gentili a Lionello Puppi, da Cecil Gould a Terisio Pignatti, da Jòsef Grabski a Carlo Bertelli, per dire solo dei nomi più noti.
Nell’estate del 1981, dislocata fra la chiesa del Gesù, San Francesco alle Scale e la Loggia dei Mercanti, apriva ad Ancona la mostra “Lorenzo Lotto nelle Marche. Il suo tempo, il suo influsso”. Anche in questo caso il “dominus” dell’impresa era, insieme al Soprintendente delle Marche Paolo Dal Poggetto, Pietro Zampetti.
Pietro Zampetti è lo storico dell’arte che ha accompagnato Lorenzo Lotto attraverso il Novecento, facendolo conoscere al pubblico colto attraverso mostre che hanno sollecitato e moltiplicato gli studi; dalla esposizione pioniera di Ancona nel 1950 che presentava alcuni dei quadri più affascinanti e all’epoca del tutto sconosciuti di Lorenzo Lotto nelle Marche, a quella memorabile del 1953 in Palazzo Ducale di Venezia. Vale la pena di ricordare che il 1953 è anche l’anno che vede uscire le monografie di Anna Banti e di Luigi Coletti.
Possiamo dire che, in età moderna, Lotto deve a Zampetti quasi quando deve a Bernard Berenson autore, a trent’anni nel 1895, del suo fondamentale saggio sul pittore. Ancora oggi è lecito chiedersi (resta uno dei provvidenziali misteri della storiografia artistica) come è potuto accadere che un giovane studioso lituano educato ad Harvard, abbia deciso di occuparsi di un artista in quegli anni pressoché incognito, sottoponendosi ad avventurose escursioni nelle chiese più eccentriche della Lombardia del Veneto e delle Marche, percorrendo a piedi le arcaiche campagne italiane di fine Ottocento.
Il convegno del 1980 aveva aperto a 360 gradi tutto intero il ventaglio delle questioni lottesche: dai rapporti con Dürer e con la grafica nordica, alla sua presenza a Roma negli anni e nel cantiere vaticano di Raffaello, agli incroci e alle tangenze stilistiche con Pordenone, con Correggio, con Tiziano. Dominava su tutto il profilo esistenziale, spirituale e psicologico del pittore. Criptoluterano per alcuni, cattolico ortodosso per altri, uomo di autentica profonda religiosità per tutti.
Affascinava infine perché congeniale alla sensibilità moderna, la sua vicenda biografica. Di lui interessavano la inquietudine e il nomadismo, il girovagare per i paesi e le parrocchie dell’Italia minore, le committenze marginali ed eccentriche, il suo ritiro, negli anni declinanti della vita “solo, senza fidel governo et molto inquieto de la mente” come fratello laico nella Santa Casa di Loreto.
Dopo il convegno del 1980, dopo gli studi, gli approfondimenti, i restauri e le acquisizioni succedutisi in trent’anni, la domanda posta da Pietro Zampetti resta valida: “A che punto siamo col Lotto?”
Al febbraio di questo 2011 possiamo rispondere: siamo al punto che la grande monografica allestita nelle Scuderie del Quirinale per le cure scientifiche di Giovanni Villa illustra e documenta come meglio non sarebbe stato possibile fare. Distillando ed elaborando la gran massa di studi fino ad oggi prodotti, selezionando e raccogliendo tutti i Lorenzo Lotto più significativi, Giovanni Villa ha guidato al risultato una grande impresa che chiede di confrontarsi solo con la mostra veneziana del 1953. È passato più di mezzo secolo da allora, molte cose hanno attraversato il cielo della nostra disciplina ma in tutto questo tempo il genio di Lotto non ha fatto che emergere ed affermarsi in tutta la sua smagliante evidenza.
Oggi noi sappiamo (la mostra darà a tutti splendida conferma) che il pittore che nei suoi anni tardi ha dato immagine alla fantasmatica quasi pregoyesca Presentazione al Tempio di Loreto, sta a pieno titolo nella costellazione dei grandi del Cinquecento italiano.
Antonio Paolucci
(Presidente della Commissione Scientifica delle Scuderie del Quirinale)
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